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Venerdì 28 luglio - Fai bei sogni

fai bei sogni

Regia Marco Bellocchio

Con Valerio Mastandrea, Bérénice Bejo, Guido Caprino, Nicolò Cabras, Dario Del Pero, Barbara Ronchi, Fabrizio Gifuni, Giulio Brogi, Roberto Di Francesco, Roberto Herlizka, Miriam Leone, Emmanuelle Devos, Pier Giorgio Bellocchio, Fausto Russo Alesi, Piera Degli Esposti

Italia, Francia 2016
Regia Marco Bellocchio
Sceneggiatura Valia Santella, Edoardo Albinati, Marco Bellocchio
Fotografia Daniele Ciprì
Montaggio Francesca Calvelli
Scenografia Marco Dentici
Costumi Daria Calvelli
Musica Carlo Crivelli
Suono Gaetano Garito
Durata 133 minuti
Distribuzione 01 Distribution

 

- Ospiti della serata: Marco Bellocchio, Daniele Ciprì, Valerio Mastandrea, Berenice Bejo, Beppe Caschetto e Simone Gattoni

Fai Bei Sogni Poster Italia 01 midMassimo, giornalista di fama, non riesce a superare il trauma infantile causato dall’improvvisa morte di sua madre. Da allora i rapporti con suo padre, le convinzioni infantili, i legami affettivi sembrano essere stati tutti segnati da quest’evento su cui non ha mai fatto luce fino in fondo. Nel corso della sua vita il mistero della morte della madre lo ha accompagnato come un’ombra sinistra.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un film di richiamo ma estremamente complesso, fitto di riferimenti e perciò tanto più sottile nel compiere in profondità un lavoro in tutti i sensi analitico. Principalmente un lavoro “medico”, affidato sullo schermo a una figura femminile solida, novella Gradiva in camice bianco, dal passo leggero ma sicuro. Un lavoro di rielaborazione dell’omonimo libro del giornalista, opinionista, conduttore televisivo e scrittore di successo Massimo Gramellini. Lo scavo bellocchiano non avviene soltanto sull’originale cartaceo, ma sul meccanismo che lo rende emblematico di un’epoca e di un ampio e omogeneo contesto sociale, politico e culturale in cui la scrittura come veicolo e suoi contenuti devono necessariamente viaggiare sul binario della normalità inseguita a tutti i costi, patologica a suo modo, puntellata di affetti tradizionali e rassicuranti.
Le molte chiavi di accesso al film ci riportano alla condizione allargata dell’orfanità. Condizione polisemica che consente di privilegiare ben altra matrice letteraria ricorrente e pregressa, alta e genealogica all’interno della filmografia bellocchiana: la poesia di Pascoli. Prima cioè che l’insegnante del piccolo Massimo cancelli la lavagna, ecco i versi de I due orfani: «Noi ora siamo più buoni… / ora che non c’è più chi si compiace / di noi» «che non c’è più chi ci perdoni». Viene così eluso, sullo schermo/lavagna, e a maggior ragione marcato, il richiamo nominale dei due orfani dialoganti al personaggio centrale due versi prima: «Ed ora la mamma è morta». Un’ulteriore coincidenza, che salda lo strategico componimento pascoliano a La mamma morta dell’Andrea Chenier di Umberto Giordano che lo stesso Bellocchio ha diretto a teatro.
Anton Giulio Mancino Cineforum