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Lunedì 13 agosto - Due piccoli italiani

italiani

regia Paolo Sassanelli

con Paolo Sassanelli, Francesco Colella, Rian Gerritsen, Marit Nissen, Kenneth Herdigein

Italia, Islanda 2018

Sceneggiatura Francesco Apice, Chiara Balestrazzi, Paolo Sassanelli
Fotografia Federico Annicchiarico
Montaggio Roberto Di Tanna
Scenografia Daniele Frabetti
Costumi Sara Fanelli
Musica Giorgio Giampà, Gyda Valtysdottir, Luca Giacomelli e Luca Pirozzi
Durata 94 minuti
Distribuzione Key Films

 

- Ospite della serata il regista e attore Paolo Sassanelli

locandina due piccoli italiani

È una coppia molto imprevedibile quella formata da Felice e Salvatore. Quest’ultimo, soprannominato “Scopatosta” e perciò deriso, fa le pulizie in una casa di cura. Invece Felice, di nome e di fatto, che vive lì come degente, tanto ritardato non è se all’improvviso parla disinvoltamente l’inglese, rende possibile un viaggio in Olanda, tra Rotterdam e Amsterdam, quindi alla volta dell’Islanda.

 

 

 

 

 

 

 

 

La strada tutta pugliese per una fuga non impossibile, fiabesca nella forma e nella sostanza, la indica Paolo Sassanelli, non più soltanto protagonista in tanti film e fiction altrui, ma davanti e dietro la macchina da presa nel suo primo lungometraggio. Chiunque abbia imparato a conoscere un attore istintivamente simpatico e immediato come Sassanelli, apprezzerà ancor di più questo singolare modo di intendere il cinema lontano dalle mode o dalle atrocità stilizzate correnti.
Due piccoli italiani infatti sceglie una via alternativa, fitta di avvenimenti casuali, che riflette la struttura anch’essa molto libera. Si pensa immediatamente a Qualcuno volò sul nido del cuculo o a Rain Man, seguendo due personaggi emblematici - come i loro nomi: Felice e Salvatore - di una volontà positiva di sguardo e concezione del mondo, sintetizzata nella battuta finale, una volta immersi nei vapori e nelle acque della Laguna Blu islandese: “Non hai bisogno di cure. Non devi guarire”. C’è sempre un velo di tenerezza che accompagna le gesta di questi due “ultimi” italiani all’improvviso lanciati un universo sconosciuto, suadente, mercificato, quanto basta per scoprire che tutto il mondo è paese. Un atteggiamento di comprensione che li rende eccentrici, sospesi, inseparabili (allusivamente sull’autobus da turismo che li porterà a Rotterdam si legge: “Never walk alone”).
Felice e Salvatore non possono fare a meno l’uno dell’altro e non soltanto nel senso dello spirito protettivo che il più forte esercita verso il più debole, poiché forza e debolezza non sono così polarizzate.
Anton Giulio Mancino, La Gazzetta del Mezzogiorno