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Martedì 7 agosto - Tito e gli alieni

alieni

regia Paola Randi

con Valerio Mastandrea, Clémence Poésy, Luca Esposito (II), Chiara Stella Riccio, Miguel Herrera, John Keogh, Gianfelice Imparato

Italia 2018

Sceneggiatura Paola Randi
Fotografia Roberto Forza
Montaggio Desideria Rayner
Scenografia Paki Meduri
Costumi Maria Rita Barbera
Musica Fausto Mesolella, Giordano Corapi
Durata 92 minuti
Distribuzione Lucky Red

 

- Ospite della serata la regista Paola Randi

tito e gli alieni

Il Professore da quando ha perso la moglie, vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all'Area 51. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni. Un giorno gli arriva un messaggio da Napoli: suo fratello sta morendo e gli affida i suoi figli, andranno a vivere in America con lui. Anita 16 anni e Tito 7, arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, nelle mani di uno zio squinternato, in un luogo strano e misterioso dove si dice che vivano gli alieni...

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono premesse che pescano a mani basse dall’immaginario popolare americano quelle che Paola Randi mette insieme nel suo secondo lungometraggio (dopo Into Paradiso). Ed è un film molto interessante questo Tito e gli alieni, sia dal punto di vista strettamente cinematografico sia dal punto di vista meramente produttivo. Sì perché il cinema italiano ha estremo bisogno di film “ufo” che ribaltino le attese e le prospettive, i pregiudizi e i generi, le storie e i “set”. Paola Randi non tenta mai il confronto diretto con i suoi altissimi referenti, ma li omaggia in maniera intelligente manifestando un profondo affetto per quegli umori cinematografici. Il suo film parte con atmosfere alla Wes Anderson (genitori atipici venuti a mancare, bambini intelligenti e un po’ folli che devono superare il dolore), prosegue con accensioni naif alla Michel Gondry (arrivato in Nevada dallo zio “professore” la fantasia del piccolo Tito partorisce sequenze oniriche a ripetizione che elaborano il lutto della morte del padre), per poi arrivare al cuore lucasian/spielberghiano di questo cinema (tra i segni di Star Wars e Incontri ravvicinati si gioca il rapporto con il passato, con le persone scomparse, con i nuovi amori). Un’ingenuità esibita ma mai fasulla, che riesce anche a fare un discorso non banale sull’umanizzazione dei dispositivi e sulla fantasia (del cinema) come unico grimaldello per aprire ancora la sfera dei sogni.
E allora al netto di qualche incertezza registica o di qualche caduta di tono negli effetti visivi, noi spettatori crediamo nel dolore del professore e nella ricerca d’affetto del piccolo Tito. Crediamo in quei sentimenti e li seguiamo sino al The End… questo è ciò che conta.
Pietro Masciullo, www.sentieriselvaggi.it