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Mercoledì 8 agosto - Easy Un viaggio facile facile

easy

regia Andrea Magnani

con Nicola Nocella, Libero de Rienzo, Barbara Bouchet, Ostap Stupka, Veronika Shostak,  Lorenzo Acquaviva

Italia, Ucraina 2017

Sceneggiatura Andrea Magnani
Fotografia Dmitriy Nedria
Montaggio Luigi Mearelli
Scenografia Vladimir Olkhov
Costumi Marianna Sciveres, Aliona Zavydivska
Musica Luca Ciut
Durata 91 minuti
Distribuzione Tucker Film

 

- Ospite della serata il regista Andrea Magnani

easy locandina

Il trentacinquenne Easy, ovvero Isidoro, depresso e grassoccio, vive con sua madre completamente assorbito dalla playstation. Le giornate trascorrono lente e immobili,  mentre Easy fagocitando psicofarmaci medita sul suicidio. Almeno finché suo fratello non gli chiede di riportare a casa la salma di Taras, un operaio morto in seguito a un incidente sul lavoro, trasportando la bara fino in Ucraina.

 

 

 

 

 

 

 

 

Più che nel soggetto, evocante un'altra parabola necroforica come II responsabile delle risorse umane di Yehoshua (e relativo film ), Easy è originale per il tono e lo stile di regia: il primo sposa bene macabro e leggerezza; quanto al secondo, l'esordiente Andrea Magnani ha la buona idea di allargare progressivamente il campo visivo su paesaggi innevati o grandi interni deserti, accentuando via via lo spaesamento - letterale e psicologico - del protagonista. Nicola Nocella (già “figlio più piccolo” di Avati ), spaventato cavaliere errante in terre sconosciute, è un'ottima scelta. Coniuga i toni macabri con la leggerezza; leggerezza condivisa dal personaggio malgrado la sua stazza extralarge ("Ero già grasso — dice il bravo protagonista Nicola Nocella — però Magnani mi ha fatto acquistare altri 20 chili") e sfoggia un preciso stile visivo, che allarga progressivamente l’inquadratura in campi lunghi su paesaggi innevati o grandi interni deserti (un capannone, un’enorme mensa) accentuando via via lo spaesamento del protagonista: povero, ridicolo cavaliere errante in terre sconosciute cui non puoi negare la simpatia.
Roberto Nepoti, la Repubblica