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Venerdì 10 agosto - Serata Fare Cinema

fare cinema 3

SERATA FARE CINEMA

La lotta
Scritto
e diretto da Marco Bellocchio
Una sequenza di La Tenerezza. Un corto?
Scritto e diretto da Gianni Amelio
Casa d’altri
Scritto e diretto da Gianni Amelio Ospite della serata il regista Gianni Amelio

Ospite della serata il regista Gianni Amelio

La lotta
ANTEPRIMA

Regia Marco Bellocchio
Italia 2018
Sceneggiatura Marco Bellocchio
con Barbara Ronchi, Fabrizio Falco, Ione Bertola
Fotografia Daniele Ciprì
Montaggio Giorgio Cristiano
Costumi Gitt Magrini
Musica Nicola Piovani
Durata 16 minuti
Distribuzione Kavac Film

la lotta locandina

Il fiume Trebbia in una giornata d’estate. Sulla riva opposta, in lontananza, una pattuglia di soldati nazisti, le armi in pugno, sono all’inseguimento di qualcuno. Sullo sfondo, la guerra. Tonino è il fuggiasco, un partigiano al quale non resta che tuffarsi nel fiume. Un fiume che però lo riporterà alla sua vita reale.

la lotta 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Girato come al solito nel paese natio Bobbio, La lotta – nel mettere in scena questa ossessività che scambia e confonde passato e presente – vale anche come nuova testimonianza dell’autobiografismo bellocchiano, della fervente volontà dei suoi personaggi di trovare uno scopo, come già il Lou Castel/Alessandro de I pugni in tasca. E non è un caso che nella stele dedicata ai caduti della Seconda Guerra Mondiale appaia, tra i nomi dei pochi partigiani nati a Bobbio, anche quello di un Bellocchio, evidentemente parente del regista. E davanti a quella stele il protagonista di La lotta recita a memoria uno dei passi delle Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, testo fondativo e formativo nel cinema del regista, come già ci mostrava in Buongiorno, notte, dove – in uno dei passi più tragicamente commoventi del film – esaltava la lotta di quei giusti per condannare quell’altra lotta che veniva evocata, la lotta armata delle Brigate Rosse, figli degeneri dei partigiani.
Ciò detto, però, il nuovo corto di Bellocchio finisce per esaurirsi con quella stessa intuizione iniziale, non riuscendo a ritrovare la stessa intensità emotiva del fulminante incipit, quello in cui per l’appunto si palesano i nazisti, se non nel dolente dialogo con la madre, la solita madre amara e dolorosamente patetica del cinema del regista, un personaggio cui bastano pochi tratti per prendere subito corpo e per commuovere. Meno riuscita, infatti, appare la figura della ragazza, sorta di tramite tra il presente e il passato, di traghettatrice dei mondi e dei tempi, la cui presenza non arricchisce di senso il film. La lotta resta dunque un’idea bella, una suggestione, un appunto, uno schizzo, un abbozzo, ma anche un memento: la lotta non si deve fermare, mai.
Alessandro Annibali, www.quinlan.it

 

 

Una sequenza di La Tenerezza. Un corto?
ANTEPRIMA

Regia Gianni Amelio
Italia 2017
Sceneggiatura Gianni Amelio, Alberto Taraglio
con Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Simona Paggi
Scenografia Giancarlo Basili
Costumi Maurizio Millenotti
Musica Franco Piersanti
Suono Alessandro Zanon
Durata 103 minuti
Distribuzione 01 Distribution

la tenerezza loc

L’anziano vedovo ed ex avvocato Lorenzo vive da solo a Napoli in una bella casa al Vomero. Dalla morte della moglie, i suoi due figli adulti, Elena e Saverio, si sono allontanati. Tornando dall'ospedale, Lorenzo trova sulle scale davanti alla porta di casa la sua vicina, Michela, una giovane donna allegra e aperta, che vive con il marito Fabio, ingegnere del Nord Italia, e due figli, Bianca e Davide.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarà un caso, ma il concetto di “felicità”, se non in questo film, aveva fatto già capolino nel precedente di Amelio: il documentario Felice chi è diverso. Che non era un lungometraggio a tema, sia pure con risvolti privati e autoreferenziali, ma un tassello fondamentale di un atteggiamento assai cauto e pudico verso la “felicità” stessa. Verso un’aspettativa di “felicità” ipotetica, auspicabile, quasi tra virgolette. Il tipo di approccio alla “felicità”, iscritta nel titolo Felice chi è diverso, impone tuttavia un utilizzo parsimonioso, una tantum. Ha senso se non diventa ricorrente e consolatorio, per non dire senile. Amelio si è dunque concesso già la sua di “tentazione di essere”, dichiarare e dichiararsi “felice”. Ma dal romanzo di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici, è giocoforza che si marchino le distanze. E si sostituisca alla altrui “felicità” letteraria la propria “tenerezza” cinematografica, d’autore. Amelio non se la sente di essere spudorato. A meno di non servirsi di adeguati filtri cinematografici, rimandi ad altri film. Ad esempio ristrutturando la trama del romanzo in vista del film con l’ausilio di tre paradigmi ugualmente filmici: La dolce vita di Federico Fellini, Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti, L’avventura di Michelangelo Antonioni. In estrema sintesi, è possibile che l’aspetto più “felice” de La tenerezza consista in questa rivendicata, intransigente “diversità” nei confronti de La tentazione di essere felici, a riprova dell’alterità sostanziale del testo filmico quando l’incontro con quello letterario si trasforma per forza di cose in uno scontro leale, fisiologico, necessario. Certo, per dire altro. Di più, non di meno o - peggio - la stessa cosa. Altrimenti sarebbe come ripetere una parola oggigiorno velleitaria, ingombrante, talora inopportuna quale “felicità”.
Anton Giulio Mancino, Cineforum

 

Casa d’altri

Regia Gianni Amelio
Italia 2017
Sceneggiatura Gianni Amelio
con Emidio Bernardi, Mario Agostino, Francesco Buonasorte
Fotografia Luan Amelio
Montaggio Cecilia Pagliarani
Suono Adriano Di Lorenzo
Durata 16 minuti
Distribuzione Rai Cinema

casa d altri

Siamo entrati in “casa d’altri” col timore di disturbare. Non volevamo invadere un territorio ferito con l’occhio della curiosità fine a se stessa. I cittadini di Amatrice, i pochi rimasti, ci hanno aperto la porta, ci hanno accolto senza lacrime, ci hanno offerto ospitalità e affetto. A un anno di distanza dal terremoto, il dolore si sta acquietando, si pensa a ricostruire. Le macerie però non sono state rimosse, ci vuole tempo, dicono. E il futuro, forse, è ancora lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dentro Casa d’altri, il docu-corto sul terremoto di Amatrice, c’è dentro l’alfa e l’omega di tutto il cinema di Gianni Amelio. C’è il regista de La fine del gioco, quello che mette una macchina da presa davanti a un ragazzino perché sa che da quella bocca può uscire più verità di quanto non farebbero pagine e pagine di articoli di giornale; oppure il Gianni Amelio de La tenerezza, quello che chiude il cerchio con gli occhi lucidi di un anziano sperduto in una città fantasma, con le foto dei parenti nella tasca della camicia; ma anche l’autore di Felice chi è diverso, che ricerca la quotidianità delle piccole cose, i gesti, gli oggetti, gli ambienti tenuti sullo sfondo.Si apre con l’infanzia e si chiude con la vecchiaia questo corto circolare, come circolare è il lungo movimento che la macchina da presa compie tra le macerie di Amatrice, accumulate come fossero montagne, avvolte in un silenzio assoluto. Sono quindici minuti di vita, raccontati con una manciata di ritratti di persone che riflettono sul futuro, sperato o soltanto immaginato, di una comunità che vuole e deve resistere di fronte alla tragedia. Casa d’altri è un documento che va dritto al punto, immediato, essenziale. Non ha la pretesa né la volontà di insegnare ma preferisce semplicemente raccontare un fatto attraverso i volti di chi lo ha vissuto.
La sintesi perfetta della poetica di un autore che da sempre mette i personaggi prima delle storie, e che riesce nella non facile impresa di restituire il senso profondo di una comunità attraverso il racconto di tante, diverse individualità.
Andrea Francesco Berni, www.badtaste.it